LA REPUBBLICA – RAFFAELE RICCIARDI

Due mosse per limitare l’uso dei contanti e spingere il contrasto al riciclaggio e il recupero dall’evasione fiscale; altre tre per spingere i consumi e dar fiato all’economia, attraverso diverse forme di bonus alle famiglie che permettano loro di alleviare le difficoltà del post-Covid e magari tornare a livelli di spesa consoni con il passato. Dal taglio al tetto per l’uso del contante al via al bonus vacanze, è ricco il menu di novità che arrivano con l’inizio di luglio. Vediamo quali sono.

Tetto al contante giù a 2 mila euro

Dal 1° luglio, il tetto all’uso del contante torna a scendere da 3 a 2 mila euro. Significa che per tutti gli scambi di denaro – con un’altra persona (sia anche un familiare) o un’azienda – il limite consentito è di 1.999,99 euro. Il limite riguarda anche i titoli al portatore in euro o valuta estera. Oltre quello, bisogna utilizzare strumenti tracciabili come un bonifico. Non ci sono invece limiti ai prelievi dal proprio conto corrente o ai versamenti, perché in questo caso non c’è il concetto di “scambio” ma il denaro resta nella disponibilità personale.

La disposizione era stata inserita nel collegato fiscale con la manovra di bilancio per il 2020. Ed è un passaggio soltanto parziale: dal gennaio del 2022, infatti, si scenderà ulteriormente a mille euro di tetto. Si ripristinerà così quanto era stato deciso con il governo dei Professori di Mario Monti, mentre era stato Renzi a rialzare il tetto a 3 mila euro.

Tetto al contante giù a 2 mila euro
Dal 1° luglio, il tetto all’uso del contante torna a scendere da 3 a 2 mila euro. Significa che per tutti gli scambi di denaro – con un’altra persona (sia anche un familiare) o un’azienda – il limite consentito è di 1.999,99 euro. Il limite riguarda anche i titoli al portatore in euro o valuta estera. Oltre quello, bisogna utilizzare strumenti tracciabili come un bonifico. Non ci sono invece limiti ai prelievi dal proprio conto corrente o ai versamenti, perché in questo caso non c’è il concetto di “scambio” ma il denaro resta nella disponibilità personale.

La disposizione era stata inserita nel collegato fiscale con la manovra di bilancio per il 2020. Ed è un passaggio soltanto parziale: dal gennaio del 2022, infatti, si scenderà ulteriormente a mille euro di tetto. Si ripristinerà così quanto era stato deciso con il governo dei Professori di Mario Monti, mentre era stato Renzi a rialzare il tetto a 3 mila euro.

Il decreto fiscale ha ritoccato le sanzioni per chi non rispetta questi obblighi, facendo scendere il minimo edittale in ragione di un possibile ampliamento della platea. Dai 3 mila in vigore, è fissato a 2 mila euro per le violazioni commesse e contestate dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, poi scenderà ancora a mille euro per quelle successive. E’ vietato trasferire somme superiori al limite anche quando si effettuano più pagamenti, inferiori al tetto, ma ‘artificiosamente frazionati’.

Obbligo di Pos per commercianti e professionisti, ecco il bonus sulle commissioni


Sempre da giovedì 1° luglio, per i commercianti, artigiani e professionisti che hanno l’obbligo di installare il Pos per incassare i pagamenti attraverso gli strumenti elettronici è previsto un credito d’imposta nella misura del 30% dei costi (sia fissi che variabili) che sostengono per l’installazione e la gestione delle ‘macchinette’.

Copre, per dirla con le parole del Fisco, le commissioni applicate dai prestatori di servizi di pagamento per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali (ossia, di persone fisiche che agiscono per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta) e regolate con carte di credito, debito o prepagate ovvero mediante altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili.

Il bonus è previsto per i commercianti e professionisti fino a 400 mila euro di ricavi o compensi. I provvedimenti attuativi di Entrate e Bankitalia hanno dettagliato che il fornitore del Pos deve comunicare all’esercente entro il 20 del mese successivo l’elenco delle operazioni tracciabili effettuate, il valore di quelle complessive e quelle riconducibili ai consumatori finali e le commissioni addebitate. In base a questi dati, i commercianti potranno determinare la base di costi sostenuti sulla quale applicare il credito d’imposta al 30%. Dal mese successivo a quello di riferimentio, il credito potrà esser usato in compensazione tramite F24 e andrà riportato nella dichiarazione dei redditi, non concorrendo alla formazione né della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi né del valore della produzione ai fini dell’Irap. In sede di discussione del decreto fiscale, era saltata la previsione di sanzioni per chi non accetta pagamenti con le carte con la conseguenza – rimarcata criticamente dal Codacons – “che da domani dotarsi di Pos e accettare o meno pagamenti elettronici sarà ancora a discrezione dell’esercente, e nulla cambierà rispetto al passato, considerato che l’obbligo del Pos esiste in Italia già dal 2014”.